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Trattamento Fiscale Siti Web

Siti web: qual è il trattamento contabile e fiscale

Il digitale è oggi una dimensione imprescindibile per ogni azienda e attività commerciale. Non solo le attività che operano nel settore (web agency, professionisti, consulenti, eccetera), ma anche negozi e imprese tradizionali non possono non avere dei siti web. La presenza online, infatti, è imprescindibile per qualsiasi attività di marketing. Ma come vanno gestite le spese relative ai costi di acquisto e mantenimento dei siti web e delle piattaforme digitali? Scopriamolo nel dettaglio, essendo una disciplina per molti aspetti nuova e non univoca.

Il costo dei siti web

Forse solamente chi non ha mai avuto a che fare con la realizzazione, gestione, promozione e manutenzione dei siti web e delle relative attività del digital marketing può pensare che questa sia una voce marginale nei bilanci aziendali. Per avere una buona visibilità e offrire un servizio fruibile dagli utenti, qui come in qualsiasi altro campo, bisogna investire.

La normativa italiana

A oggi non esiste una normativa specifica che regolamenti la gestione contabile e fiscale dei siti web. Come fare quindi? Stando alla definizione dell’articolo 2575 del Codice Civile (comma 1) si possono considerare i siti internet come “opere dell’ingegno di carattere creativo” e da qui proseguire nella gestione contabile e fiscale del suddetto sito.

Per stabilire come trattare correttamente i siti web dal punto di vista contabile è utile distinguerli in base all’uso che se ne fa e alle funzionalità di cui è dato. I siti web, infatti, non sono tutti uguali e le differenze tecniche costituiscono degli importanti elementi per valutarne la loro gestione fiscale.

Siti web ed e-commerce

La principale distinzione tra i siti web è quella tra le piattaforme non operative e quelle operative. Ovvero tra i siti internet standard, che a loro volta possono essere distinti tra “siti vetrina” e “siti pubblicitari” e i cosiddetti e-commerce. Queste tipologie di piattaforme digitali si differenziano non solo per come sono strutturate dal punto di vista tecnico, ma anche per la gestione fiscale da applicare. I primi sono siti “vetrina”, nei quali trovare delle informazioni; i secondo (gli e-commerce) sono invece piattaforme che consentono di acquistare beni e servizi. Quindi effettuare delle transazioni economiche, rilasciare documenti fiscali, eccetera.

La gestione fiscale e contabile

Come gestire i costi che si sostengono per queste tipologie di siti web? L’indicazione è quella di considerare i “siti vetrina” come costi di rappresentanza e, quindi, non è possibile capitalizzarli. Per quel che riguarda l’IVA, invece, i costi sono detraibili.

I siti web promozionali, invece, vanno considerati come spese per la pubblicità dell’azienda o dell’attività commerciale. Questi spazi digitali, infatti, servono a promuovere quell’azienda e a darle visibilità online. Di conseguenza per quel che riguarda la gestione fiscale queste spese sono deducibili, in base al reddito dell’impresa e detraibili per quel che riguarda l’IVA. In questo caso i costi possono essere anche capitalizzati, purché rispettino i requisiti specifici di occasionalità e non ricorrenza.

Per gli e-commerce, invece, i costi di gestione vanno considerati come “oneri pluriennali da capitalizzare” e come tali da inserire nel bilancio aziendale sotto la voce “Diritti di brevetto industriale e utilizzazione delle opere dell’ingegno”. Questi costi, come indicato dall’articolo 103 del TUIR (comma 1) sono deducibili “in misura non superiore al 50 per cento del costo”. Nel caso in cui però questo sito fosse un’espansione (verso realtà nuove per l’impresa) del business aziendale, i costi sostenuti per la realizzazione di questo sito vanno considerati come costi di impianto e ampliamento, da inserire in bilancio sotto l’omonima voce (B.I.1).

E i siti con funzionalità e caratteristiche miste? Un’indicazione potrebbe essere quella di suddividere i costi e trattarli secondo quanto appena detto.

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