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Regimi Fiscali Terzo Settore

Regimi fiscali terzo settore: le novità dal 2021

Si continua a parlare di riforma del terzo settore e anche dell’introduzione di nuovi regimi fiscali. Il 2020 dovrebbe essere l’anno decisivo per l’introduzione e la definitiva operatività del Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (RUNTS) che consentirà, quindi, anche di avviare l’introduzione dei nuovi regimi fiscali. Introduzione che, comunque, non avverrà prima del 2021.

Cos’è il terzo settore

Prima di entrare più nello specifico delle caratteristiche dei nuovi regimi fiscali per gli enti del terzo settore è utile capire quali sono le caratteristiche e le norme che regolamentano le cosiddette realtà no profit. Il terzo settore è una realtà ampia e variegata che vede coinvolte sia le associazioni di volontariato che le onlus e tutte quelle realtà che non hanno scopo di lucro. Possono quindi rientrare in questa categoria anche le associazioni sportive.

La legge delega 106/2016 definisce il terzo settore come: “il complesso degli enti privati costituiti per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale e che, in attuazione del principio di sussidiarietà e in coerenza con i rispettivi statuti o atti costitutivi, promuovono e realizzano attività di interesse generale mediante forme di azione volontaria e gratuita o di mutualità o di produzione e scambio di beni e servizi.”

Le novità

Come anticipato, quindi, con la riforma del Terzo Settore entreranno in vigore nuovi regimi fiscali e una serie di provvedimenti volti a supportare gli enti no profit. Le principali novità di questi cambiamenti saranno:

  • regime forfettario di determinazione del reddito;
  • detassazione degli utili reinvestiti;
  • nuovi regimi di tassazione;
  • inventivi fiscali per chi investe nel capitale delle imprese sociali.

Terzo settore e associazioni sportive

L’introduzione del nuovo Registro Unico Nazionale del Terzo Settore introdurrà una serie di vantaggi. Innanzitutto la sostituzione di tutti i registri locali con un unico ente nazionale. Inoltre il RUNTS sarà un portale telematico che permetterà di ottimizzare le operazioni e renderle sempre più trasparenti e automatiche. Potenzialmente sono più di trecentomila gli enti che potrebbero essere interessati a entrare a far parte del Registro Unico Nazionale del Terzo Settore. È bene ricordare come questo passaggio non è obbligatorio ma facoltativo.

Sono diversi i vantaggi derivanti dall’iscrizione al registro unico. Tra questi vanno sicuramente evidenziati quelli relativi al riconoscimento giuridico, ai vantaggi fiscali e alla trasparenza. Con l’accesso al registro unico nazionale, infatti, il riconoscimento giuridico è più veloce rispetto alle procedure tradizionali. Far parte del RUNTS, inoltre, permetterà di usufruire di una serie di agevolazioni fiscali che altrimenti sarebbero impossibili da ottenere. Nell’ottica di una sempre maggiore trasparenza poter far parte del registro unico permetterà a chiunque di individuare quali sono le caratteristiche degli enti che ne fanno parte. Questa “operazione trasparenza” darà maggiore visibilità agli enti che fanno parte del registro, associazioni sportive comprese, consentendo di migliorare e incrementare la propria attività, producendo una serie di vantaggi molto importanti che è doveroso prendere in considerazione.

Una fase, questa, di transizione, in attesa che l’iter che porterà all’introduzione del Registro Unico Nazionale del Terzo Settore si completi. Molte saranno le novità e le opportunità, come quelle dei nuovi regimi fiscali per gli enti del terzo settore, che ogni associazione o società deve valutare per cogliere i grandi vantaggi che conseguiranno da questa scelta.

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