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Quote Corsi Sportivi

Quote corsi sportivi: vanno rimborsate?

Superate le settimane di lockdown e smaltite le scelte emergenziali messe in atto nelle scorse settimane, per le palestre e gli iscritti torna il problema delle quote dei corsi sportivi. Cosa fare delle mensilità di cui gli utenti non hanno potuto beneficiare in quanto costretti a rimanere in casa e con i centri sportivi obbligati a rimanere chiusi?

I punti del problema

Da una parte, infatti, ci sono utenti che hanno pagato le quote per accedere a corsi sportivi che, però, non sono riusciti a usufruire. C’è quindi un bene di cui non hanno potuto godere. C’è chi ha parlato di rimborso, ma la realtà è un po’ più complessa. Sia per questioni propriamente fiscali che per le criticità vissute dai centri sportivi. Costoro, infatti, non hanno erogato il servizio, ma certamente non per una loro responsabilità o libera scelta. Anzi, in molti casi alcuni istruttori sportivi e alcune palestre hanno messo in atto, in maniera del tutto gratuita, soluzioni alternative online per provare, nei limiti del possibile, a limitare i danni della chiusura forzata.

Cosa fare dunque? La realtà, come detto, è più complessa e articolata e molto dipende anche dal tipo di accordo (contratto) che intercorre tra utente e centro sportivo. Ci sono casi, infatti, in cui l’iscrizione al centro sportivo è in forma di ottenimento di qualifica di socio. In altri casi, invece, vi è il pagamento di un contributo per l’accesso a singoli corsi e lezioni. E, in sede di diritto civile, c’è una differenza enorme tra le due realtà.

Nel primo caso, infatti, la quota associativa è personale, non trasferibile e non rimborsabile. Nel secondo caso, invece, il Codice Civile (articolo 1453) stabilisce che l’importo pagato in anticipo per l’erogazione di un servizio deve essere rimborsato nel caso in cui quel servizio non potrà più essere concesso.

La questione è invece ancora diversa nel caso in cui l’impossibilità di erogazione del servizio è solo temporanea, com’è in moltissimi dei casi dei centri sportivi chiusi solo fino a quando la riapertura sarà possibile. In questo caso è l’articolo 1256 del Codice Civile che stabilisce come il soggetto temporaneamente impossibilitato a erogare il servizio pattuito non possa essere considerato inadempiente e per questo motivo non ci sono i termini per richiedere un rimborso.

Molto dipende, quindi, dal tipo di servizio e dalla possibilità o meno che questo venga erogato prossimamente, contestualmente alla riapertura dei centri sportivi e alla definizione degli accessi a queste strutture.

Le misure del Governo

Tra i vari provvedimenti presi dal Governo in queste settimane, anche per far fronte alle pesanti conseguenze economiche del lockdown, c’è anche il cosiddetto Decreto Rilancio che mira a “sostenere la ripresa del Paese”. Tra le varie misure ci sono anche quelle che affrontano il problema dell’eventuale rimborso delle quote dei corsi sportivi. Nelle pagine del decreto si stabilisce che gli utenti che hanno pagato un abbonamento per l’accesso ai servizi di piscine, palestre e impianti sportivi, entro 30 giorni dall’entrata in vigore del decreto, possono presentare un’istanza di rimborso. A questa istanza deve essere allegata la ricevuta dell’avvenuto pagamento e, una volta ricevuta, il gestore dell’impianto sportivo, sempre entro 30 giorni, può procedere o al rimborso o al rilascio di un voucher di pari valore. Questo potrà essere utilizzato entro 12 mesi dalla fine delle misure restrittive che impediscono agli utenti di accedere ai corsi sportivi per i quali avevano pagato le relative quote di iscrizione.

Questo quanto stabilito dal Governo, provando a limitare i danni di un fenomeno senza precedenti che inevitabilmente ha travolto tutti i settori. Probabilmente non esistono soluzioni che ripristino perfettamente la situazione precedente all’inizio del lockdown ed è necessario individuare soluzioni alternative per riuscire non solo a limitare i danni, ma anche a disegnare un futuro sostenibile per le realtà del Terzo Settore.

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