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Commercio Elettronico

Commercio elettronico: cosa cambia dal 2021

Quello che fino a pochi anni fa era una realtà riservata a pochi, è diventata oggi una dimensione imprescindibile per qualsiasi tipo di business. Parliamo del cosiddetto commercio elettronico, noto anche con il nome di e-commerce, che ha avuto nel corso dell’ultimo anno un incremento significativo e che vedrà nel corso de 2021 una serie di novità dal punto di vista fiscale.

Cosa si intende per commercio elettronico

Per commercio elettronico è da intendersi quel rapporto di compravendita, di prodotti o servizi non fa differenza, che avviene senza che il venditore e l’acquirente siano fisicamente nello stesso luogo. La virtualizzazione del negozio, infatti, permette al cliente di accedere al punto vendita in qualsiasi momento, senza vincoli di orario e di gestire autonomamente l’acquisto, attendendo, dopo aver effettuato il pagamento, che il servizio gli venga attivato o il pacco gli venga consegnato dal corriere.

Quando si parla di commercio elettronico, si sente spesso parlare di B2C, B2B e B2A, distinguendo tra il tipo di acquirente coinvolto nel processo di vendita. Nel caso del B2C, infatti, si parla di business to consumer (consumatore finale), nel B2B di business to business, quindi di rapporto tra aziende o singoli professionisti e nel caso di B2A, business to administration, di vendite tra imprese ed enti non commerciali.

C’è poi da precisare come spesso il commercio elettronico possa essere ibrido o misto, prevedendo l’acquisto online e il ritiro a mano nella sede del venditore o, viceversa, la prenotazione online e l’acquisto vero e proprio nel punto vendita. La differenza dal punto di vista fiscale la fa il territorio dove avviene la consegna del bene acquistato.

La normativa vigente

A normale il commercio elettronico e quali sono le attività escluse da questo ambito è il Decreto Legislativo 70/2003. Nello specifico è utile ribadire come ogni e-commerce sia obbligato per legge a fornire, in maniera specifica, permanente e facilmente accessibile, i dati relativi alla ragione sociale del venditore, i riferimenti per poterlo contattare, il numero di iscrizione al Registro delle Imprese (o al REA), il numero di Partiva IVA (o il codice fiscale), le eventuali licenze per vendere quel determinato tipo di prodotti e servizi e, ancora, i prezzi, le eventuali tariffe aggiuntive e gli estremi del contratto che il cliente, completando l’acquisto, sottoscrive.

Le novità per il commercio elettronico

Dal 1 luglio 2021 ci saranno alcune novità per quel che riguarda il commercio elettronico. Tali novità sono figlie dell’approvazione della Direttiva dell’Unione Europea 2017/2455 che sarebbe dovuta entrare in vigore il 1 gennaio, ma che è stata poi prorogata al 1 luglio. Tale direttiva prevede specifiche indicazioni per il trattamento dell’IVA per tutte le operazioni del commercio elettronico avvenute in ambito B2C.

Prima dell’introduzione e applicazione di questa norma i venditori avevano delle soglie di protezione per evitare che dovessero aprire una posizione IVA in ogni Paese nel quale effettuavano delle transazioni. Tali soglie sono state eliminate e per quel che riguarda il calcolo ai fini IVA valgono le norme dello Stato nel quale la merce viene spedita. In questo modo dal 1 luglio 2021 ogni venditore ha una soglia minima di 10000€ annui sotto la quale il calcolo dell’IVA avviene in base al Paese in cui è fissata la sede dell’attività. Superato il limite di 10000€ annui (e per anno è da intendersi quello civile) verrà invece applicata l’imposta prevista dal Paese di destinazione dei beni venduti.

Nel caso in cui la soglia annua venga superata, il fornitore avrà la facoltà di applicare il cosiddetto regime del Moss, ovvero il “regime di tassazione opzionale introdotto come misura di semplificazione connessa alla modifica del luogo di tassazione Iva applicabile alle prestazioni TTE e ai servizi elettronici B2C”. Grazie a questo regime il soggetto passivo trasmette, in via telematica tramite l’apposito portale, “le dichiarazioni Iva trimestrali ed effettua i versamenti esclusivamente nel proprio Stato membro di identificazione, limitatamente alle operazioni rese a consumatori finali residenti o domiciliati in altri Stati Membri di Consumo

L’altra grande novità della direttiva dell’Unione Europea che entrerà in vigore il 1 luglio è quella che prevede che: “Se un soggetto passivo facilita, tramite l’uso di un’interfaccia elettronica quale un mercato (marketplace), una piattaforma, un portale o mezzi analoghi, le vendite a distanza di beni importati da territori terzi o paesi terzi con spedizioni di valore intrinseco non superiore a 150 EUR, si considera che lo stesso soggetto passivo in questione abbia ricevuto e ceduto detti beni” (Articolo 14 bis).

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