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Buoni Pasto

Buoni pasto: come gestirli in tempi di smart working

Il prolungamento dello stato di emergenza fino al 31 gennaio 2021 per arginare la diffusione del Covid-19 ha avuto e continuerà ad avere effetti importanti sul tessuto commerciale, imprenditoriale, professionale e lavorativo del nostro Paese. Anche modificando abitudini acquisite. Legato allo stato d’emergenza vi è l’obbligo di incentivare il più possibile lo smart working, le forme di lavoro agile a distanza, che riducono nettamente gli spostamenti delle persone. Cosa avviene con i buoni pasto, quelle forme di integrazione della busta paga che mensilmente i dipendenti ricevono per consentire loro di effettuare la pausa pranzo presso una struttura esterna diversa dalla mensa aziendale? Devono essere ancora riconosciuti? Da cosa dipende questa scelta? scopriamo i dettagli di questa situazione straordinaria.

Cosa sono i buoni pasto

Per comprendere meglio i provvedimenti in essere e i comportamenti delle aziende in materia di buoni pasto per i propri dipendenti in smart working, è opportuno fare riferimento alla normativa che disciplina questo strumento. Parliamo del Decreto Legge 122 del 7 giugno 2017 all’interno del quale si stabilisce che i buoni pasto sono erogati proprio come mezzo sostitutivo della mensa aziendale. Non possono quindi essere erogati per altre finalità. Va specificato fin da subito che l’azienda può concedere i buoni pasto anche per quei dipendenti e collaboratori che hanno un contratto part-time e quindi non legato a una pausa pranzo.

I buoni pasto ai tempi dello smart working

Essendo, come abbiamo visto, strettamente legati all’assenza di una mensa aziendale e finalizzati a permettere al dipendente di usufruire del pasto giornaliero, i buoni pasto devono comunque essere erogati anche a chi lavora in smart working?

Va subito premesso che i buoni pasto sono un benefit accessorio, la cui concessione è legata alla volontà del datore di lavoro di sostenere i propri dipendenti con questo tipo di strumento. Per rispondere alla domanda iniziale è doveroso fare riferimento alla Legge 81 del 22 maggio 2017 sulle “Misure per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale e misure volte a favorire l’articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato”. In questa normativa è indicato chiaramente come “Il lavoratore che svolge la prestazione in modalità di lavoro agile ha diritto ad un trattamento economico e normativo non inferiore a quello complessivamente applicato, in attuazione dei contratti collettivi di cui all’articolo 51 del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81, nei confronti dei lavoratori che svolgono le medesime mansioni esclusivamente all’interno dell’azienda”.

Questo vuol dire che i buoni pasto, se presenti nell’accordo stipulato tra datore di lavoro e dipendente, continuano a essere erogati anche quando il lavoratore è in smart working. Il motivo? Il cosiddetto lavoro agile non va inteso, come riduttivamente viene fatto, esclusivamente come ‘lavoro da casa’. Tale formulazione è quella oggi prevalente considerando le misure per il contenimento della diffusione della pandemia da Covid-19, ma in linea di principio il dipendente può svolgere il proprio lavoro anche presso un’altra sede. Che può essere una struttura dedicata (come il coworking), la sede di un cliente o qualsiasi altra realtà diversa dalla sede aziendale.

Ci sono però aziende che nel computo dei giorni per i quali si ha diritto ai buoni pasto non considerano quelli svolti in modalità smart working. È una facoltà che i datori di lavoro hanno, purchè prevista dal contratto sottoscritto. In queste settimane di profondi cambiamenti ci sono realtà professionali che stanno rivedendo i propri processi di lavoro e possono richiedere ai propri dipendenti l’accettazione di nuove condizioni contrattuali, in deroga a quelle tradizionali. In tutti i casi la situazione attuale non giustifica un cambiamento degli accordi in essere tra dipendente e azienda, a meno che non vi sia un nuovo accordo, temporaneo o definitivo, che regolamenti non solo l’erogazione dei buoni pasto, ma anche le modalità di lavoro in sede o a distanza.

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